Domenica 25 Luglio 2010 17:38
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Il vento che arrivava dal mare sulla Fortezza Vecchia ha portato a Cultwave, per questo sabato finalmente fresco, il clima musicale dell’inizio degli anni Ottanta.
Si è parlato infatti di “30 anni fa: Piero Ciampi e dintorni” nell’interessante incontro del pomeriggio, moderato da Giulio Caperdoni con Antonio Vivaldi del Premio Ciampi, Andrea Silenzi, giornalista di Repubblica XL, e Pierfrancesco Pacoda, che nell’occasione presentava il suo libro “New Wave. La scena post-punk inglese 1978-1982”.
Antonio Vivaldi ha esordito ricordando come nel 1980 siano scomparsi sia Piero Ciampi, sia, pochi mesi dopo, Ian Curtis, leader dei Joy Division. Fra loro, ha spiegato Vivaldi “le analogie sono numerose: indubbiamente Ciampi, che aveva un pessimo rapporto con stampa, colleghi e organizzatori di concerti, era il più punk fra i cantautori italiani. Entrambi avevano una visione del mondo non certo positiva e una personalità bipolare. Per com’erano, poi, nessuno dei due sarebbe sopravvissuto agli anni ottanta, per la musica e per tutto il resto”.
Pierfrancesco Pacoda ha identificato gli anni successivi al punk come quelli di maggiore creatività, fissando in quel fenomeno “il punto di non ritorno nelle culture giovanili”. La New Wave, nata fra il 1978 e il 1982, è quella che Pacoda ha voluto descrivere nel suo libro, un reportage che raccoglie interviste effettuate in quegli anni e che racconta quel periodo con le parole dei suoi più importanti protagonisti, primo fra tutti Robert Wyatt, padre spirituale di questa generazione. Pacoda ha descritto inoltre il sorgere delle fanzine e delle etichette indipendenti, “concepite con l’idea di prendere nelle proprie mani il processo del fare musica e di ‘gestirlo dal basso’, fatto che oggi è stato portato a compimento grazie alla tecnologia digitale”.
Concorde il giudizio su quegli anni di Andrea Silenzi, che ha evidenziato come non ci sia “niente di simile a ciò che è venuto dopo il punk, né prima, né dopo”. Sul perché la New Wave non sia sopravvissuta agli anni ottanta Silenzi ha le idee chiare: “L’industria si è riappropriata della musica e ha annullato il fenomeno”. Un esempio su tutti, la fine dei Devo, che coincide non casualmente con la nascita di MTV: correva l’anno 1981 e la band di Akron immaginava l’arrivo di quella rete televisiva come un perfetto volano per le sue idee innovative. Quando non andò così e i Devo si resero conto che MTV era piuttosto una versione per la tv della Top 40 radiofonica, si sentirono “svuotati” e la loro storia finì da lì a poco.
Quel periodo e Ian Curtis sono stati i protagonisti del primo film di Cinewave, “Control” di Anton Corbijn, seguito dalla geniale commedia “Goodbye Lenin” di Wolfgang Becker.
Non più concerti ma uno spettacolo andato in scena alla Quadratura dei Pisani per l’ultimo, e piacevolmente insolito, appuntamento della serata, “La torre bianca”, un sapiente mix di performance, reading e canzoni creato da Marco Philopat con Andrea Scartabelli, impreziosito dalle musiche che F Punto (chitarrista dei Ministri) ha suonato dal vivo insieme all’Uomo Armato.
Nel tardo pomeriggio si era completata anche l’esperienza di “Facedraw”, primo evento italiano di questo tipo, che ha realizzato un racconto da muro di 4 metri, disegnato da 8 fra i più noti fumettisti italiani su una storia scritta da Boosta dei Subsonica e colorato nei giorni scorsi dal ‘popolo di internet’ chiamato a raccolta da Italia Wave Love Festival e dal magazine XL.
Marta Sartini
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